venerdì 1 gennaio 2010

LA QUARTA DIMENSIONE (OUT OF BODY ESPERIENCE)

Il primo vero e proprio contatto con il mondo parallelo o quarta dimensione in stato di veglia, lo ebbi a diciassette anni.

Tornando da scuola in autobus, subii un trauma al braccio destro con relativa sub-lussazione dell’articolazione acromion clavicolare a causa di una brusca frenata del mezzo.
Il giorno successivo, quindi, restai a casa. Mi ero alzata comunque presto ed ero in bagno a farmi la doccia; senza riflettere sollevai il braccio lussato per prendere l’accappatoio ma purtroppo quel movimento fece fuoriuscire la testa dell’omero. Provai un dolore immenso, tale da farmi perdere conoscenza e caddi a terra svenuta.
La cosa stranissima fu che tutt’intorno divenne di colore giallo ocra e fui avvolta da una sorta di bagliore, era come se una miriade di lampi si scatenasse su di me.
Non provavo dolore, anzi non provavo null’altro se non un’indescrivibile sensazione di benessere e di pace assoluta mentre osservavo il mio corpo dall’alto (O.O.B.E. Out Of Body Experience - esperienza fuori dal corpo).
Mi trovavo all’incirca a due metri d’altezza e vedevo le mie povere membra scomposte a terra tra il lavandino e la vasca da bagno. La sensazione assurda che stavo provando era quella di sentire quel corpo steso sul pavimento a me estraneo, era come se non mi appartenesse più, mentre cercavo di trovare il modo per volar via di lì.
Mi sembrava di essere in una dimensione paradisiaca, in uno stato di illimitata magnificenza e totale abbandono, in un mondo senza tempo, spazio e gravità, dove l’unica entità esistente era rappresentata dalla mia mente, non c’era assolutamente nessun contatto con la realtà se non il fatto di vedermi svenuta a terra, ma la cosa non mi riguardava affatto.
Tale incomparabile sensazione durò fin quando mi sentii chiamare per nome, era la voce di mia madre che mi stava pian piano riportando alla misera realtà terrena, provocandomi uno spiacevole fastidio interiore dovuto al fatto che in quella situazione mi sentivo pienamente a mio agio e non volevo tornare dov’ero prima.
La voce si faceva sempre più insistente, mentre i colpi alla porta arrivavano amplificati ai miei timpani come scoppi di granata. Quel fracasso interruppe l’incantesimo e purtroppo iniziai a scendere e a rientrare faticosamente nel mio corpo, provando una spiacevole sensazione di restringimento, coercizione, costrizione, finché una buia galleria mi risucchiò totalmente e iniziai a provare dolore; ma non so dire se era più forte il dolore fisico o quello spirituale dovuto al fatto di tornare nuovamente a far parte dei vivi.

Mia madre in seguito mi riferì, che rimasi chiusa a chiave in bagno per più di quindici minuti e quando aprii la porta, avevo l’aspetto di un fantasma.


Questo episodio, visto sotto una chiave di lettura esoterica, mi ha portato a riflettere sul pensiero del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer riguardo alla “gnoseologia”, la dottrina filosofica inerente il problema della conoscenza. Tale studio si riferisce all’analisi dei limiti della conoscenza umana e il rapporto tra soggetto e oggetto inteso come rapporto-contrasto tra la forza di volontà del soggetto e l’ostacolo dell’oggetto (nel caso “la quarta Dimensione” la Mente è il soggetto e il Corpo è l’oggetto quindi l’Ostacolo).
Per Schopenhauer il mondo, inteso come uomo, è un fenomeno, ossia una raffigurazione del soggetto attraverso il tempo, lo spazio e la causa. Per comprendere il mondo, vale a dire la cosa in sé, è necessario lasciar da parte il mondo fenomenico (tempo - spazio-causa) ed entrare nel mondo noumenico (la cosa in sé). Con i sensi si può ottenere una conoscenza del fenomeno, con l’intuizione la conoscenza noumenica (la cosa in sé).
L’uomo è quindi considerato come un fenomeno spaziale - temporale e causale e al tempo stesso, un soggetto intuente come volontà. Quindi la conoscenza del mondo-uomo si presenta all’esterno come un fenomeno (spazio - tempo-causa) e all’interno come volontà.
L’essenza di tutto il cosmo è la volontà e la sua manifestazione più alta è l’uomo in cui è condensato tutto il male e il dolore dell’universo. Nell’universo domina il male e il dolore, la volontà rinnega il male e il dolore, ma soffrendo espia la sua colpa ossia il desiderio di vivere.
A questo punto la volontà diventa noluntas (volontà di non essere).
(N.d.R.)

• Pian piano cominciai a scendere e a rientrare faticosamente nel mio corpo provando la spiacevole sensazione di restringimento coercizione, costrizione, finché una buia galleria mi risucchiò totalmente e iniziai a provare dolore … ma non so dire se era più forte il dolore fisico o quello spirituale dovuto al fatto di tornare nuovamente a far parte dei vivi.

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